“Fare” Azienda o “Pensare” Azienda?

6-nazioniPurtroppo ho questo tarlo nella testa. Non mi va di vedere il nostro Paese buttato via come waste, rubbish, rumenta, schifezza, spazzatura. Non mi va di vedere le nostri migliori risorse generare ricchezza e valore aggiunto in altri paesi, magari  gli stessi che denigrano l’Italia. Non mi va di essere nelle mani di  uno Stato idiota, rappresentato da personaggi in pendant , collaborazionista con chi si sta approfittando della nostra situazione.
La cosa che mi da più addosso –  non voglio usare  toni da Accademia della Crusca per far filtrare l’appena percettibile irritazione  –  è l’apatia di contorno, al massimo qualche mugugno.Noi siamo quelli del Rinascimento, quelli del Risorgimento, Mameli aveva 23 anni quando morì: avrà avuto qualcosa che lo animava o aveva solo un buon pusher?  Siamo  quelli del 25 aprile!!! Ognuno immagini di trovarsi davanti a qualcuno che abbia perso la vita per l’Italia: ma cosa ci direbbe?
Mi chiedo cosa posso fare, io, da solo, per cambiare tutto questo. Da solo posso fare solo due cose: la prima, Pensare che anche il mio solo sforzo serva, la seconda,  continuare a esserne convinto ogni giorno.
L’ambito nel quale ho deciso di muovermi è il mio lavoro, anche perché è l’attività alla quale dedico più tempo di tutte.
Trattando di problematiche aziendali trovo necessario partire dall’ambito lavorativo,  l’unico dove per virtù o necessità bisogna essere più proattivi.
Considerare “ tessuto” quello economico del nostro Paese  è come voler  paragonare il jeans all’organza dei confetti. Anche in Germania le PMI son oltre l’85%. Il nostro problema è che anche in base ai nuovi  parametri internazionali, una Piccola azienda  non è poi così piccola, se confrontata con un’azienda italiana: da almeno 2 mln di fatturato a 10 mln.
Infatti abbiamo dovuto persino inventarci il concetto di Micro aziende, per quelle di dimensione inferiore ai 2 mln: a mio uso e consumo, ho coniato il termine Ultra Micro Imprese, per quelle fino al milione.
Mi chiedo  quanto tempo ancora, questo abbrivio residuo, possa farci navigare.
Parlando con imprenditori, traspare una cappa di sfiducia così radicata, da bloccare qualsiasi altra attività creativa, che non sia una nuova ingiuria verso le istituzioni.
Ma è solo colpa delle istituzioni?
Ma è sempre colpa della mancanza di liquidità “per colpa delle banche”?
Ho chiesto a tantissime persone, quali idee piacerebbe loro realizzare: ancora nessuna risposta.
Pensare non costa.Progettare, immaginare, fare uno schema… costa solo lo sforzo di andare oltre la realtà.
E credo che andare oltre la realtà, sempre, sia il compito di chi fa azienda.
Già, Fare azienda… sarebbe stato meglio si dicesse  “Pensare Azienda”  così oggi potremmo chiederci – ma… stiamo Pensando azienda o Facendo azienda? In questo modo potremmo capire subito, se stiamo elaborando lo sviluppo di qualcosa  o gestendo il lavoro di routine.
A chi sta leggendo e si sta ritrovando nel concetto di Pensare Azienda” chiedo: dove sei?  Dove siete?
Cosa fate? Quanti siamo? Ce la sentiamo? Abbiamo la testa abbastanza a zonzo nei nostri progetti, per sentirci dire continuamente  “ quando Leopardi scrisse L’infinito avrà immaginato il tuo sguardo”?
In Inghilterra, al liceo, fanno leggere un brano del libro di Richard Branson ( quello della Virgin), dove spiega come sia partito. Il compito consiste nel sottolineare quante volte, riferendosi a ciò che fu fatto, usa la parola “Io”: l’obiettivo è mettere in rilievo l’importanza della collaborazione, delle sinergie che nascono dal confronto e dalla condivisione.
Per questo, la prima cosa da fare è sapere se ci siamo e quanti siamo ad avere il frullatore in testa.
Poi fare una cosa semplicissima : mettersi in contatto, utilizzare  uno strumento per essere connessi, per potersi incontrare confrontare. Scambiarci idee e rischiare di trovare qualcuno con cui collaborare. Vedere i vari comparti di provenienza. Incontrarci. Organizzarci. E continuare a Pensare Azienda.
Se saremo in tanti a voler cambiare direzione, porteremo questo Paese ad una nuova destinazione.
Ho gettato  il “ Message in a bottle”:  Quanti siamo? Dove siamo? Spero che qualcuno risponda e che mi aiuti condividendo.
Nel libro di Branson non compare mai la parola “Io”, solo la parola “Noi”.

 

Paolo Nestico

Paolo Nestico

Ciao sono Paolo Nestico mi occupo di consulenza alle aziende. Formazione e interazione sono la ricetta per far ripartire il nostro Paese.
Paolo Nestico

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